“La gente me ga sempre acetada. Ma allo stesso tempo son sempre stada una foresta.”

Gail Morris, Gales (Regno Unido) – Momjan
In Istria dai ani ’80

Son rivada in Istria quasi par caso. Studiavo arte a Londra quando xe saltada fora sta opportunità de vegnir qua, in Jugoslavia, per un programa artistico. A dir la verità, no gavevo gnanche intenzion de vegnir. In quel periodo iera anca malada, tre settimane a leto con la varicela. Quando son tornada in academia, tuti i me spingeva a partir, perché ghe jera ancora un posto libero e la borsa de studio la andava persa se nisun la acetava.

Gavévo fato solo una domanda: qual xe el tempo minimo che devo star? Me ga dito – due setimane. Go pensà: va ben, resisto due setimane. Quando son rivada, tuto iera diverso da come me imaginavo. Me spetavo caldo seco, tipo Spagna. Invece me ga acolto un’Istria verde, luglio, profumi de natura e una esperienza che no me spetavo, bela, semplice. Son tornada l’ano dopo. E dopo ancora. Ogni volta restavo un poco de più. No go mai deciso veramente de restar. Xe suceso e basta. Se pianifichi masa, perdi tante robe.

I primi ani vivevo in un paesin, Boškari, nel comun de Grisignana. A quel tempo ghe jera solo tre case abitate. El mio vicino ogni sera el se sedeva fora, su una segiolina, con un goto de vin. E là parlavimo per ore. Me contava la guera, la vita prima, la gente che xe andada via e quela che xe restada. El iera, come se diria in inglese, una storia viva. Cusì go imparà a conoser l’Istria. Al inizio no parlavo italiano. A scola parlavimo ognuno la sua lingua, e sempre ghe jera qualcun che traduseva. Ma dopo poco go inizià a sveiarme ale sei del matino, prima de lavorar, e studiar italiano col libro mentre fazevo colazion. Ogni giorno qualche parola nova. A dir la verità, no son portada par le lingue. Dopo tuti sti ani parlo ancora imperfeto. Ma qua go imparà che comunicar no xe solo lingua.
Mi lavoro coi oci, no co le parole.

La gente me ga sempre acetada. Ma alo steso tempo son sempre stada una foresta. No in senso bruto. Solo una che vien da un altro posto. In Istria se disi che no te pol vegnir considerà istrian se no vivi qua da almeno duecento ani. In quel senso, sarò sempre forestiera. Ma xe curioso che quando torno in Inghiltera, là me domanda da dove vegno e perché parlo strano. E cusì anche là divento foresta. Cusì, in un certo senso, son tra do mondi.

Mia fia xe cresuda tra queste culture. Ghe go insegnà anche robe de la mia infanzia: pescar in riva al mar, ciapar granchi, preparar da magnar con quel che trovi. Picole robe, ma importanti. Col tempo go capì che casa cambia piano piano. Una volta disevo che volevo che le mie ceneri le vegnisi sparse nelle montagne del Gales. Adeso no son più sicura. Forse metà là, metà qua. Forse nel mar. Perché la vita te cambia senza che te ne acorgi, e capisi che casa no xe solo el posto dove te son nato. Casa xe dove resti abastanza a lungo da sentirte parte.

Gail Morris

HR

„Ljudi su me uvijek prihvaćali. Ali istovremeno sam uvijek bila furešta.”

Gail Morris – Wales (Velika Britanija) – Momjan
U Istri od sredine 1980-ih

Došla sam u Istru gotovo slučajno. Studirala sam umjetnost u Londonu kada se pojavila mogućnost da dođem na umjetnički program u Jugoslaviju. Iskreno, nisam planirala ići. U to vrijeme sam čak bila bolesna, tri tjedna u krevetu s vodenim kozicama. Kada sam se vratila na akademiju, svi su me nagovarali da odem jer je ostalo još jedno slobodno mjesto i stipendija bi se izgubila ako ga netko ne popuni.

Pitala sam samo jedno pitanje: koliko najmanje moram ostati? Rekli su mi – dva tjedna. Pomislila sam: dobro, izdržat ću dva tjedna. Kada sam stigla, sve je bilo potpuno drugačije od onoga što sam zamišljala. Očekivala sam suhu vrućinu, nešto poput Španjolske. Umjesto toga dočekala me zelena Istra, srpanj, mirisi prirode i jedno iznenađujuće lijepo iskustvo. Vratila sam se sljedeće godine. I sljedeće. Svaki put sam ostajala sve duže. Nisam nikada donijela veliku odluku da ću ostati. Jednostavno se dogodilo. Ako previše planiraš, propustiš puno stvari.

Prvih godina živjela sam u malom selu Boškari, u općini Grožnjan. Tada su u selu bile samo tri kuće u kojima su ljudi stvarno živjeli. Moj susjed je svake večeri sjedio na maloj stolici ispred kuće s čašom vina. Tamo smo razgovarali satima. Pričao mi je o ratu, o životu prije rata, o ljudima koji su otišli i o onima koji su ostali. Bio je, kako bismo rekli na engleskom, živa povijest. Tako sam učila o Istri. U početku nisam govorila talijanski. U školi smo svi govorili različite jezike i uvijek se našao netko tko može prevoditi. Ali ubrzo sam počela ustajati u šest ujutro, prije rada, i uz doručak učiti talijanski iz knjige Teach Yourself Italian. Svaki dan nekoliko novih riječi. Iskreno, nisam talentirana za jezike. Nakon svih ovih godina i dalje govorim nesavršeno. Ali ovdje sam naučila da komunikacija nije samo jezik. Ja radim očima, ne jezicima.

Ljudi su me uvijek prihvaćali. Ali istovremeno sam uvijek bila furešta. Ne u lošem smislu. Jednostavno netko tko dolazi od drugdje. U Istri postoji izreka da nisi pravi Istrijan ako ovdje ne živiš barem dvjesto godina. U tom smislu, ja sam uvijek furešta. Ali zanimljivo je da kada se vratim u Englesku, tamo me pitaju odakle sam i zašto govorim s čudnim naglaskom. Tada sam i tamo strankinja. Tako sam na neki način između dva svijeta.

Moja kći je odrasla između tih kultura. Naučila je i neke stvari iz moje obitelji: ribarenje na obali, hvatanje rakova i male večere koje pronađeš sam u prirodi. Te male stvari prenosim joj jer su dio mene. S godinama sam shvatila da je dom nešto što se polako mijenja. Na početku sam govorila da želim da moj pepeo jednog dana bude rasut u planinama Walesa. Danas više nisam sigurna. Možda pola tamo, pola ovdje. Možda u moru. Jer život te polako promijeni i shvatiš da dom nije samo mjesto gdje si rođen. Dom je tamo gdje živiš dovoljno dugo da počneš pripadati.


ITA

“Le persone mi hanno sempre accettata. Ma allo stesso tempo sono sempre stata una foresta.”

Gail Morris – Galles (Regno Unito) – Momiano
In Istria dalla metà degli anni ’80

Sono arrivata in Istria quasi per caso. Studiavo arte a Londra quando si è presentata l’opportunità di partecipare a un programma artistico in Jugoslavia. Onestamente, non avevo programmato di andare. A quel tempo ero persino malata, tre settimane a letto con la varicella. Quando sono tornata all’accademia, tutti mi incoraggiavano ad andare perché c’era ancora un posto libero e la borsa di studio sarebbe andata persa se non fosse stata occupata.

Ho fatto una sola domanda: quanto devo restare almeno? Mi hanno detto: due settimane. Ho pensato: va bene, posso resistere due settimane. Quando sono arrivata, tutto era completamente diverso da come lo immaginavo. Mi aspettavo un caldo secco, qualcosa simile alla Spagna. Invece mi ha accolto la verde Istria, luglio, i profumi della natura e un’esperienza sorprendentemente bella. Sono tornata l’anno successivo. E quello dopo. Ogni volta restavo sempre più a lungo. Non ho mai preso una grande decisione di restare. È semplicemente successo. Se programmi troppo, perdi molte cose.

Nei primi anni ho vissuto nel piccolo villaggio di Boscari, nel comune di Grisignana. Allora c’erano solo tre case abitate nel villaggio. Il mio vicino sedeva ogni sera su una piccola sedia davanti alla casa con un bicchiere di vino. Lì parlavamo per ore. Mi raccontava della guerra, della vita prima della guerra, delle persone che se ne erano andate e di quelle che erano rimaste. Era, come diremmo in inglese, storia vivente. Così ho imparato a conoscere l’Istria.

All’inizio non parlavo italiano. A scuola parlavamo tutti lingue diverse e c’era sempre qualcuno che poteva tradurre. Ma presto ho iniziato ad alzarmi alle sei del mattino, prima del lavoro, e a studiare italiano a colazione con il libro Teach Yourself Italian. Ogni giorno qualche nuova parola. Onestamente, non sono portata per le lingue. Dopo tutti questi anni parlo ancora in modo imperfetto. Ma qui ho imparato che comunicare non è solo questione di lingua. Comunico con gli occhi, non solo con le parole.

Le persone mi hanno sempre accettata. Ma allo stesso tempo sono sempre stata una foresta. Non in senso negativo. Semplicemente qualcuno che arriva da un altro posto. In Istria c’è un detto: non sei un vero istriano se non vivi qui almeno duecento anni. In questo senso, sono sempre una foresta. Ma è interessante che quando torno in Inghilterra, lì mi chiedono da dove vengo e perché parlo con un accento strano. Anche lì sono straniera. Così, in un certo senso, vivo tra due mondi.

Mia figlia è cresciuta tra queste culture. Ha imparato anche alcune cose dalla mia famiglia: pescare sulla costa, catturare granchi e preparare piccole cene trovate in natura. Queste piccole cose le trasmetto perché fanno parte di me. Con gli anni ho capito che casa è qualcosa che cambia lentamente. All’inizio dicevo che volevo che le mie ceneri un giorno fossero disperse tra le montagne del Galles. Oggi non ne sono più sicura. Forse metà lì, metà qui. Forse in mare. Perché la vita ti cambia lentamente e capisci che casa non è solo il luogo dove sei nato. Casa è dove vivi abbastanza a lungo da iniziare a sentirti parte.


ENG

“People have always accepted me. But at the same time, I have always been a foreigner.”

Gail Morris – Wales (United Kingdom) – Momjan
In Istria since the mid-1980s

I came to Istria almost by chance. I was studying art in London when the opportunity arose to join an art program in Yugoslavia. Honestly, I hadn’t planned to go. At that time, I was even sick, three weeks in bed with chickenpox. When I returned to the academy, everyone encouraged me to go because there was still one free spot and the scholarship would be lost if it wasn’t filled.

I asked only one question: how long do I have to stay at least? They told me: two weeks. I thought: okay, I can manage two weeks. When I arrived, everything was completely different from what I had imagined. I expected dry heat, something like Spain. Instead, I was welcomed by green Istria, July, the scents of nature, and a surprisingly beautiful experience. I returned the next year. And the year after. Each time I stayed longer and longer. I never made a big decision to stay. It just happened. If you plan too much, you miss out on a lot.

In the first years, I lived in the small village of Boškari, in the municipality of Momjan. At that time, there were only three houses in the village where people really lived. My neighbor would sit every evening on a small chair in front of his house with a glass of wine. There we talked for hours. He told me about the war, about life before the war, about the people who left and those who stayed. He was, as we would say in English, living history. That’s how I learned about Istria.

At first, I didn’t speak Italian. At school, we all spoke different languages and there was always someone who could translate. But soon I began getting up at six in the morning, before work, and studying Italian over breakfast with the book Teach Yourself Italian. A few new words every day. Honestly, I’m not gifted with languages. After all these years, I still speak imperfectly. But here I learned that communication is not just about language. I communicate with my eyes, not just with words.

People have always accepted me. But at the same time, I have always been a foreigner. Not in a negative sense. Simply someone who comes from somewhere else. In Istria, there is a saying: you are not a true Istrian unless you have lived here for at least two hundred years. In that sense, I have always been a foreigner. But it’s interesting that when I go back to England, people there ask me where I’m from and why I speak with a strange accent. There, too, I am a stranger. So, in a way, I live between two worlds.

My daughter grew up between these cultures. She also learned some things from my family: fishing on the coast, catching crabs, and preparing small meals you find in nature. I pass these small things on to her because they are part of me. Over the years, I have realized that home is something that changes slowly. At first, I used to say I wanted my ashes to be scattered in the mountains of Wales one day. Today, I am no longer sure. Maybe half there, half here. Maybe in the sea. Because life slowly changes you, and you realize that home is not just the place where you were born. Home is where you live long enough to begin to belong.