“No, no son dela foresta… son de cità.”
Jovana Vučević, Podgorica (Montenegro) – Umago
In Istria dal 2020

Mi son Jovana. Vengo dal Montenegro. Prima studiavo là, dopo son andada a Trieste per l’Erasmus, e dopo ancora go continuado a studiar là. La mia storia con l’Istria inizia quasi per caso. Nel 2020, durante il Covid, no volevimo restar chiusi in apartamento a Trieste, e semo vegnudi qua — solo per una setimana. Ma quela setimana xe diventada mesi. E poi vita.
All’inizio no gavevimo nesun piano de restar. Doveva eser una cosa temporanea. Ma piano piano gavemo capì che stavimo ben qua. In setembre delo steso ano me son trasferida uficialmente. I primi mesi no iera facile, sopratuto per la lingua. L’italiano lo parlavo, ma el dialeto no lo capivo. Sentivo le parole, capivo un minuto, e dopo me perdevo. Ma stando sempre in casa con i noni, sentendo ogni giorno parlar cusì, pian pianin go iniziado a capir, e dopo anche a parlar.
Adeso me sento a mio agio. El dialeto xe diventà una chiave. La parola “foresto” la go sentida per la prima volta a tavola, bevendo cafè con la famiglia. La nona parlava de qualcun e la ga dito: “lui xe foresto… come ti.” E mi son rimasta ferma: “No, no son dela foresta… son de cità.” Tuti a rider. E lì me ga spiegà cosa vol dir davero. No la go mai visuda come una parola cativa. Forse perché no me son mai sentida esclusa. Mai. Né al lavoro, né tra la gente. Anche quando capivano che no son de qua, non cambiava niente. Nesuno me ga mai fato sentir diversa.
Forse perché parlo dialeto. Forse perché me son adatada. Forse perché qua la gente te acogli. L’unico momento in cui me sento un po’ “foresta” xe quando vado in questura, per i documenti. Lì sì, lì se vedi che vieni da fuori. Ma nela vita vera, no. La mia integrazione xe pasata atraverso la musica. Lavoro con le comunità italiane, insegno canto, vado ale feste, sto con la gente. Lì me sento parte. Lì me sento a casa.
Ma resto montenegrina. No poso diventare istriana, e no voglio. Le mie radici le porto con mi. Le tradizioni, la religione, i giorni importanti, tutto resta. La famiglia dove son entrada qua le rispeta. Celebriamo insieme, condividiamo. Per mi casa no xe un posto. Casa xe dove xe la mia famiglia. E la parola “foresto”? Per mi xe solo una parola. Non la uso. Non la sento mia.
Jovana Vučević

HR
Jovana Vučević, Podgorica (Crna Gora) – Umag
U Istri od 2020.
Ja sam Jovana. Dolazim iz Crne Gore. Studirala sam tamo, a zatim sam otišla u Trst na Erasmus, gdje sam nastavila studij. Moj dolazak u Istru dogodio se gotovo slučajno. Tijekom 2020. godine, za vrijeme Covida, nismo željeli ostati zatvoreni u stanu u Trstu pa smo došli ovdje – samo na tjedan dana. Taj tjedan pretvorio se u mjesece. A zatim u život.
U početku nije bilo plana da ostanemo. Trebalo je biti privremeno. No s vremenom smo shvatili da nam je ovdje dobro. U rujnu iste godine službeno sam se preselila. Prvi mjeseci nisu bili jednostavni, posebno zbog jezika. Talijanski sam govorila, ali dijalekt nisam razumjela. Čula bih dio razgovora, razumjela možda minutu, a onda bih se potpuno izgubila. No kako sam stalno bila s obitelji i slušala njihov govor, s vremenom sam počela razumjeti – i na kraju i govoriti.
Danas se osjećam sigurno u jeziku. Dijalekt je postao ključ. Riječ “furešt” prvi put sam čula za stolom, uz jutarnju kavu. Baka je govorila o nekome i rekla: „on je furest… kao i ti.” Zastala sam i rekla: „Ne, nisam iz šume… ja sam iz grada.“ Svi su se nasmijali. Tada su mi objasnili značenje riječi. Nikada je nisam doživjela kao nešto negativno, vjerojatno zato što se nikada nisam osjećala isključeno. Nikada. Ni na poslu, ni među ljudima. Čak i kad bi prepoznali da nisam odavde, to ništa nije mijenjalo.
Možda zato što govorim dijalekt. Možda zato što sam se prilagodila. Možda zato što me okolina prihvatila. Jedini trenutak kada se osjećam kao “furešt” je u administrativnim situacijama, kada idem po dokumente. Tada je jasno da dolazim izvana. U svakodnevnom životu, ne. U zajednicu sam se najviše uključila kroz glazbu. Radim u talijanskim zajednicama, vodim zborove, sudjelujem u događanjima. Tamo se osjećam dijelom zajednice. Tamo se osjećam kao kod kuće.
Ali ostajem Crnogorka. Ne mogu postati Istrijanka, niti želim. Svoje korijene nosim sa sobom. Njegujem tradiciju, religiju i običaje. Obitelj u koju sam došla to poštuje i dijelimo te trenutke zajedno. Za mene dom nije mjesto. Dom su ljudi. A riječ “furešt”? Za mene je to samo riječ, koju ne koristim.
ITA
“No, non vengo dalla foresta… vengo dalla città.”
Jovana Vučević, Podgorica (Montenegro) – Umago
In Istria dal 2020
Mi chiamo Jovana. Vengo dal Montenegro. Ho studiato lì e poi sono andata a Trieste per un Erasmus, dove ho proseguito gli studi. Il mio arrivo in Istria è stato quasi casuale. Durante il 2020, nel periodo del Covid, non volevamo restare chiusi in un appartamento a Trieste, così siamo venuti qui – solo per una settimana. Quella settimana si è trasformata in mesi. E poi in una vita.
All’inizio non era previsto restare. Doveva essere temporaneo. Ma col tempo abbiamo capito che stavamo bene qui. A settembre dello stesso anno mi sono trasferita ufficialmente.
I primi mesi non sono stati semplici, soprattutto per la lingua. Parlavo italiano, ma non capivo il dialetto. Sentivo parte delle conversazioni, forse comprendevo un minuto, e poi mi perdevo completamente. Ma stando sempre con la famiglia e ascoltando il loro linguaggio, col tempo ho cominciato a capire – e infine anche a parlare.
Oggi mi sento sicura con la lingua. Il dialetto è diventato la chiave. La parola “foresto” l’ho sentita per la prima volta a tavola, durante il caffè del mattino. La nonna parlava di qualcuno e ha detto: “lui è foresto… come te.” Mi sono fermata e ho detto: “No, non vengo dalla foresta… vengo dalla città.” Tutti hanno riso. Poi mi hanno spiegato il significato della parola. Non l’ho mai percepita come qualcosa di negativo, probabilmente perché non mi sono mai sentita esclusa. Mai. Né al lavoro, né tra le persone. Anche quando riconoscevano che non ero del posto, questo non cambiava nulla.
Forse perché parlo il dialetto. Forse perché mi sono adattata. Forse perché la comunità mi ha accolta. L’unico momento in cui mi sento “foresta” è nelle situazioni amministrative, quando vado a prendere documenti. Allora è chiaro che vengo da fuori. Nella vita quotidiana, no. Nella comunità mi sono integrata soprattutto tramite la musica. Lavoro nelle comunità italiane, dirigo cori, partecipo a eventi. Lì mi sento parte della comunità. Lì mi sento a casa.
Ma resto montenegrina. Non posso diventare istriana, né lo desidero. Porto le mie radici con me. Coltivo tradizione, religione e usi. La famiglia in cui sono arrivata li rispetta e condividiamo questi momenti insieme. Per me casa non è un luogo. Casa sono le persone. E la parola “foresto”? Per me è solo una parola, che non uso.
ENG
“No, I don’t come from the forest… I come from the city.”
Jovana Vučević, Podgorica (Montenegro) – Umag
In Istria since 2020
My name is Jovana. I come from Montenegro. I studied there and then went to Trieste for an Erasmus program, where I continued my studies. My arrival in Istria was almost accidental. During 2020, in the Covid period, we didn’t want to stay locked in an apartment in Trieste, so we came here — just for a week. That week turned into months. And then into a whole new life.
At first, staying wasn’t planned. It was supposed to be temporary. But over time, we realized we were happy here. In September of the same year, I officially moved.
The first months weren’t easy, especially because of the language. I spoke Italian, but I didn’t understand the dialect. I would catch parts of conversations, maybe understand a few words, and then get completely lost. But by staying with the family and listening to them, over time I started to understand — and eventually speak it as well.
Today, I feel confident in the language. The dialect became the key. I first heard the word “furesto” at the table, during morning coffee. My boyfriend’s grandmother was talking about someone and said, “he is a furesto… like you.” I paused and said, “No, I don’t come from the forest… I come from the city.” Everyone laughed. Then they explained the meaning of the word.
I never felt it was something negative, probably because I never felt excluded. Never. Neither at work nor among people. Even when they recognized I wasn’t from here, it didn’t change anything.
Maybe it’s because I speak the dialect. Maybe it’s because I adapted to the environment. Maybe it’s because the community welcomed me. The only time I feel like a “foreigner” is in administrative situations, when I go to get documents. Then it’s clear that I come from outside. In everyday life, no.
I’ve integrated into the community mostly through music. I work in Italian communities, conduct choirs, and participate in events. There, I feel part of the community. There, I feel at home.
But I remain Montenegrin. I can’t become Istrian, nor do I want to. I carry my roots with me. I cultivate traditions, religion, and customs. The family I joined respects them, and we share these moments together.
For me, home is not a place. Home is the people. And the word “furest”? For me, it’s just a word that I don’t use.

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